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Clickbait: funziona davvero?

Clickbait: funziona davvero?

Martedì, 24 Aprile 2018 00:00 Scritto da
Pubblicato in SEO Optimitation
Il clickbait non gode di buona reputazione, tuttavia sembra rimanere uno dei metodi più efficaci per trasformare l’attenzione degli utenti in click. Ma è davvero così vantaggioso?

Che cos’è il clickbait

Partiamo dalle basi. Il clickbait – letteralmente “esca del click” – è quella pratica poco virtuosa, ma molto diffusa, di utilizzare titoli accattivanti per incuriosire chi legge e spingerlo ad aprire un articolo; articolo che però si rivela poi poco pertinente o addirittura fasullo. In pratica, uno specchietto per allodole.
È diventato ormai molto facile incappare in questi contenuti (riguardanti qualsiasi argomento) “pubblicizzati” da titoli fuorvianti, perché se fatto bene il clickbait riesce perfettamente nel suo intento: portare traffico. Lo scopo di questi articoli è appunto quello di aumentare le visite al sito, e infatti questo metodo viene usato in particolare dalle pagine che hanno dei banner pay per click o link esterni verso altri siti. Avere più visite corrisponde ad un guadagno maggiore grazie ai banner: ecco spiegato perché online si trovano articoli dal titolo “Non immaginerai mai cosa è successo a questa donna!” oppure “Ecco come ha perso 30 chili in un mese” o ancora “Lei lo lascia e lui cambia la sua vita con questo prodotto”, ecc.
Non solo contenuti scritti, ma anche video. Il clickbait viene utilizzato anche su piattaforme come YouTube, allo scopo di aumentare le visualizzazioni di un video e quindi anche gli introiti. Oltre a titoli come “Sono incinta!” (a cui ovviamente non corrisponde nessun bambino in arrivo), vengono sfruttati anche fotogrammi di genere differente dal contenuto reale del video.
La missione di chi utilizza il clickbaiting è far diventare il proprio contenuto virale, in modo da continuare a incassare a suon di click. È un fenomeno diffusissimo, basti pensare a quante notizie di questo tipo girano sui social network. Ce ne sono a centinaia e spesso anche l’utente più illuminato finisce per cliccarci incuriosito. Questo perché il clickbaiting può avere diverse sfumature, dall’essere proprio palese all’agire invece in modo più sottile, e soprattutto perché viene parzialmente utilizzato anche da fonti ritenute attendibili come i quotidiani. Quest’ultimi magari non scriveranno “Ecco cos’ha mangiato questa donna per far sparire le rughe”, però capita spesso di vedere titoli come “Come si muore in Italia”. L’articolo magari parlerà anche delle maggiori cause di decesso nel nostro paese, ma il titolo è chiaramente studiato per attirare il click di chi passa di lì.
Come dicevamo, ci sono diversi gradi di clickbaiting. Possiamo trovare online contenuti che hanno solo la forma del clickbait, per indurci a cliccare, ma che in fondo rimangono articoli validi (vedi sopra), e possiamo trovare invece trovare anche titoli accattivanti a cui corrisponde un articolo con tasso informativo pari a zero.
Questo non significa che chi produce contenuti debba per forza parlare di massimi sistemi o fisica nucleare, semplicemente con il clickbait quello che non va è il fatto di vendere una cosa spacciandola per un’altra (dicasi “pubblicità ingannevole”). Il punto è che, anche se poi in realtà non acquistiamo niente, qualcuno sta guadagnando dal nostro click in maniera poco onesta (almeno intellettualmente parlando).
Gli articoli leggeri o che spiegano come fare qualcosa devono esistere, quello che può essere evitato è appunto questa pratica che trae in inganno (e i contenuti spazzatura, ma questo è un altro discorso).
Questo è un nostro articolo: 7 errori da non fare nel lancio di un prodotto.
Cosa troverete dentro? Esattamente i sette errori da non fare nel lancio di un prodotto. Nessuna promessa di strategie di marketing perfette e simili, semplicemente una lista di cose da non fare.
Diversamente, articoli come “Ha guadagnato quattro milioni di dollari con questo metodo” è poco probabile che contengano davvero il metodo per diventare ricchi, altrimenti io non starei scrivendo questo articolo e tu non lo staresti leggendo.

Ma se fa guadagnare soldi, perché noi non lo usiamo in modo spinto? E perché non dovresti usarlo nemmeno tu?

Perché Google si è accorto che il clickbaiting non è molto corretto.
Una precisazione: nessuno dice che il tuo titolo debba essere poco invitante. Solo cerca di farlo corrispondere a quello che hai scritto. Le persone chiaramente notano di più i titoli audaci ed esagerati, è così dalla notte dei tempi. Non c’è niente di male nel rendere più attraente il tuo articolo con un titolo che incuriosisca gli utenti (anzi, dovresti farlo), ma attenzione a non esagerare. Con tutte le opzioni presenti online, un buon titolo può farti spiccare nella massa e aiutare sia te che l’utente.
Un buon titolo però non deve per forza corrispondere a un titolo ingannevole. Per spiegarlo con un esempio pratico, a differenza tra clickbait e titolo efficace è la stessa che c’è tra la televendita che vi fa vedere l’attrezzo per perdere 30 chili in un mese e la pubblicità trasparente che invece promuove qualcosa che soddisfa davvero le aspettative.
Ma parlavamo di Google, e del fatto che non gli piaccia il clickbait.
In pratica, Google si accorge di quando una pagina ha un alto tasso di “rimbalzo”.
Per “rimbalzo” si intende quando un utente, da Google, clicca su una pagina e poi torna di nuovo sul motore di ricerca. In ottica SEO, Google interpreta questa azione come una mancata corrispondenza tra quello che l’utente ha cercato e quello che ha trovato. A quel punto cosa fa? Ti sposta più in basso per quanto riguarda l’indicizzazione. Questo perché si rende conto che il tuo articolo non è utile, quindi giustamente si chiede: “Perché dovrei metterti tra i primi risultati se non risolvi nessun problema?”.
Capisci allora che il clickbait diventa dannoso per il tuo sito, perché “ingannando” l’utente lo spinge proprio a tornare a cercare altro su Google. Magari le tue visualizzazioni aumenteranno sul momento, ma è temporaneo; quando il motore di ricerca se ne accorgerà finirai in fondo alla lista. Metti anche in conto che alle persone non piace aprire un articolo e non trovare quello che il suo titolo prometteva, quindi dopo la prima volta è probabile che, vedendo che il contenuto proviene dal tuo sito, decidano di non cliccare.
L’interpretazione SEO per cui i titoli accattivanti funzionano è giusta, ma il punto è sempre lo stesso: devono essere pertinenti ai contenuti. Allenati a scrivere bei titoli, ma soprattutto bei contenuti. Gli algoritmi, anche sui social, sono diventati sempre più furbi e intelligenti, premiando soprattutto gli articoli che vengono condivisi e quindi ritenuti validi, ovvero non quelli che fanno clickbaiting.

In Soteha ci occupiamo anche di SEO, contattaci per sviluppare la tua strategia!

Arianna Bertera

Content Writer - Studio Lettere Moderne, scrivo per Soteha e parlo sempre.

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