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      GDPR: un anno dopo

      GDPR: un anno dopo

      Giovedì, 13 Giugno 2019 07:51

      A meno che tu non fossi chiuso in un bunker sotterraneo, all'inizio della primavera del 2018 hai sicuramente iniziato a sentire un certo brusio intorno al nuovo (all’epoca) regolamento generale sulla protezione dei dati dell'Unione Europea: il cosiddetto GDPR.

      Sebbene la maggior parte di noi non sapesse nulla a proposito, cosa riguardasse o ciò che comportava, quanto abbiamo visto Google e Facebook parlare di cambiamenti e di implementazione per rimanere conformi ad esso, è stato abbastanza chiaro che non si trattava di qualcosa che poteva essere semplicemente ignorato. Effettivamente è normale che anche giganti di quel calibro piegassero la testa verso quel nuovo insieme di leggi e decreti: un singolo atto di non conformità comporta milioni di dollari in multe e potenziali problemi dal punto di vista della reputazione. Ben presto ci siamo quindi resi conto che il GDPR e le sue intenzioni di proteggere la privacy dei dati delle persone in 27 paesi europei erano molto reali. Ma facciamo un breve ripasso.

      Cosa prescrive il GDPR?

      Per essere sintetici, il GDPR ha messo nero su bianco che a possedere i propri dati è il cliente, non le aziende a cui si rivolge. Anzi, questa nuova serie di regole stabilisce che le aziende devono:
      • Usare un linguaggio semplice per spiegare come gestiscono i dati
      • Ottenere il consenso esplicito da parte dei consumatori prima di utilizzare i dati raccolti
      • Fornire ai clienti copie dei loro dati o eliminarli interamente su richiesta
      • Segnalare le violazioni dei dati in modo tempestivo
      Le società in Europa hanno infatti passato più di metà dello scorso anno a conformarsi a questo nuovo regolamento, visto le numerose nuovi limitazioni, e in realtà alcune non ce l’hanno nemmeno fatta e hanno cominciato a pagare pesanti multe. Google, ad esempio, è stata multata per un totale di ben € 50 milioni all'inizio di quest'anno.

      Cosa è successo quest'anno

      Una delle conseguenze più positive è stata appunto la creazione da parte delle diverse  aziende di nuovi strumenti che consentono alle persone di controllare e cancellare i propri dati, e a un anno dall'implementazione del GDPR, le cose procedono comunque senza troppi intoppi. Secondo i sondaggi IAPP, le organizzazioni hanno per la maggior parte ingaggiato dei professionisti nel loro team per gestire la nuova privacy e hanno affrontato il duro lavoro di implementazione dei programmi GDPR.

      Ovviamente c'è ancora del lavoro da fare, ma le segnalazioni in tutta Europa da parte dei cittadini all'Autorità per la protezione dei dati (DPA) dallo scorso maggio sono state meno di 10000. Inoltre, secondo la società che si occupa di update legali Lexology, ruotano per lo più attorno a telemarketing, videosorveglianza e altre pratiche invasive, da sempre ai limiti della legalità.

      Trasparenza sulla violazione dati

      Un altro importante miglioramento che è emerso a causa di GDPR? La nuova trasparenza sulle violazioni dei dati. Nel 2018, le aziende hanno segnalato appena 1.700 violazioni dei dati, mentre gli esperti stimano che il totale nel 2019 (grazie al nuovo obbligo di dichiarazione del GDPR)  sarà di circa 36.000 violazioni segnalate. Anche se il problema rimane a monte, nella protezione dei dati appunto, essere a conoscenza delle diverse violazioni, prima spesso nascoste per salvaguardare la reputazione, può aiutare gli utenti a salvaguardare i propri account e le proprie informazioni sensibili.

      GDPR per i marketer

      Tra l’altro, il GDPR è stato migliore per i marketer di quanto non si temesse inizialmente. Nell'ultimo anno, sono emersi strumenti di raccolta dei dati online, come i sistemi di orchestrazione dei dati, per aiutare le aziende a organizzare, analizzare e diffondere i dati alla conformità GDPR in modo semplice e conveniente. Il GDPR consente inoltre alle aziende di riformulare e ringiovanire la propria immagine. Le nuove  aziende responsabili (quindi affidabili e di conseguenza redditizie) utilizzano i dati raccolti per il servizio clienti, comunicando con loro quando essi lo desiderano, nel formato che desiderano e con messaggi pertinenti alle loro esigenze.

      Privacy, valore e rilevanza

      Dall’altra parte invece, i clienti devono confidare nel fatto che i loro dati vengano utilizzati in modo responsabile. La popolazione sta diventando sempre più consapevole della propria impronta online e storie come l'uso improprio dei dati utente di Facebook da parte di Cambridge Analytics hanno reso le persone sempre più caute sulla gestione delle informazioni da parte di un'azienda.  

      In questo senso, ogni società  deve giocare d’ anticipo con la propria comunità su come vengono raccolti i dati e come vengono utilizzati. Fornire privacy, valore e rilevanza è l'unico modo per garantire una clientela fedele. Pertanto, è imperativo che un'azienda abbia gli strumenti adeguati per rimuovere facilmente qualsiasi informazione degli utenti che decidono di non voler più condividere i propri dati. Infatti, "il 92% degli utenti Internet si preoccupa della propria  privacy online", "l'89% afferma di evitare le aziende che non proteggono la privacy" e "il 60% ritiene che la privacy online debba essere un diritto umano". La fiducia è fondamentale.

      > scarica la "Guida al Nuovo Regolamento Privacy Europeo"
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