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La navigazione in incognito è davvero privata?

Martedì, 30 Ottobre 2018 00:00 Scritto da
Pubblicato in Security - Privacy
Se abbiamo imparato qualcosa negli ultimi anni, è che tutto ciò che facciamo o diciamo online è rintracciabile.

Si potrebbero adottare misure per rendere più difficile trovare le nostre tracce, ma ci sarà sempre una pista online che riconduce a noi.
Una di queste è l’utilizzo della modalità di navigazione in incognito disponibile su Google Chrome.
La maggior parte degli utenti, ragionevolmente, si aspetta un determinato grado di privacy durante questo tipo di navigazione, vista la promessa di impedire ad altri di vedere ciò che si sta guardando online, ma non sempre le cose vanno così.

Quando si utilizza la modalità di navigazione in incognito in Google Chrome, gli utenti vengono accolti con il messaggio: "Ora puoi navigare in privato e le altre persone che utilizzano questo dispositivo non vedranno la tua attività."
Google afferma che non salverà la cronologia di navigazione, i cookie, i dati del sito o le informazioni inserite nei moduli, tuttavia avverte che l'attività di navigazione potrebbe essere ancora visibile a siti web, fornitori dei servizi Internet o alla scuola o al datore di lavoro che controlla la rete.
Secondo un nuovo studio commissionato dall'organizzazione commerciale Digital Content Next, ecco che allora nemmeno la navigazione in incognito sarebbe più così sicura.

Douglas Schmidt, professore di informatica alla Vanderbilt University e autore dello studio, ha delineato infatti il processo con cui Google, in teoria, riesce a collegare la navigazione di un utente in modalità in incognito alla propria identità utilizzando i cookie, in particolare se l'utente accede a un servizio Google come Gmail.
L’autore ha infatti affermato che "Mentre tali dati vengono raccolti con identificatori utente-anonimi, Google ha la possibilità di collegare queste informazioni raccolte con le credenziali personali dell'utente memorizzate nel proprio account Google”.
In questo modo, Google riesce infatti a collegare le credenziali del servizio utilizzato dall'utente a un cookie DoubleClick.
Di conseguenza, a meno che l’utente non cancelli regolarmente i cookie del browser, la navigazione su pagine web di terze parti che utilizzano servizi DoubleClick potrebbe essere associata alle sue informazioni personali dell'account Google.

Schmidt ha inoltre cercato di far riflettere sui vantaggi che ne trarrebbe il colosso di Internet: "Google utilizza l'enorme portata dei suoi prodotti per raccogliere informazioni dettagliate sui comportamenti online e reali della gente, che poi utilizza per indirizzarli con pubblicità a pagamento. Le entrate di Google aumentano in modo significativo man mano che la tecnologia e i dati di targeting vengono perfezionati."
Il rapporto in realtà non dice specificamente che Google è il colpevole, ma suggerisce che tecnicamente non fa nulla per impedirlo.
Google, tuttavia, ha risposto in fretta a queste affermazioni dichiarando che non collega assolutamente le attività in incognito con le informazioni sull'account Google dell'utente: "Non associamo la navigazione in incognito agli account ai quali è possibile accedere dopo aver chiuso la sessione di navigazione in incognito. E i nostri sistemi di annunci non hanno alcuna conoscenza particolare di quando Chrome è in modalità di navigazione in incognito o di qualsiasi altro browser in una modalità simile (ad esempio Safari o Firefox). Semplicemente impostiamo e leggiamo i cookie come consentito dal browser."

Big G ha poi aggiunto che il rapporto è stato commissionato da un gruppo di lobbisti professionisti e redatto da un testimone per Oracle nel loro contenzioso in corso con Google: "Quindi, non sorprende che contenga informazioni fuorvianti."
Inutile dire che non è una grande idea accedere a un account Google identificabile durante una sessione di navigazione in incognito, tuttavia questo non significa che la privacy dell’utente non vada tutelata lo stesso.
Tuttavia, non è la prima volta che l’efficacia della modalità di navigazione in incognito viene messa in dubbio.

Il CEO di DuckDuckGo, Gabe Weinberg, aveva avvertito a proposito di questi sistemi già in passato.
Anche alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) avevano messo in guardia gli utenti che la loro cronologia di navigazione rimane spesso sulla macchina, nella RAM o nella memoria temporanea.
Secondo i ricercatori infatti, ogni volta che si va a visitare una pagina web, anche anonimamente, i dati del sito vengono caricati e memorizzati nella cache.
Il browser potrebbe e dovrebbe tentare di cancellare queste tracce dopo aver terminato la navigazione, ma il suo successo può variare notevolmente.

 

Arianna Bertera

Content Writer - Studio Lettere Moderne, scrivo per Soteha e parlo sempre.

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